Pagina bianca

Osservo
questa pagina, bianca
come certi dettagli
ancora da vivere.
Mi asseconda, mi accoglie,
mi assorbe e prendiamo a costruire
assieme il filo di un pensiero
che forse avrei anche smarrito.
Lieve si riempie, si trasforma
oltrepassando le parole.
Attraverso di essa
tutto assume la voce
calda di un mistero
ad occhi chiusi
e danzano le dita
come su di un pianoforte
immaginario.
Danzano nel lasciarmi
andare, guidare, spogliare
dalla voglia di cercare
vibrazioni e melodie
attraverso
le parole-note,
le parole-ignote.
E’ così che ritrovo
all’improvviso
anche me, che riesco
a trovare la quiete,
che riesco
a pensare a te,
a tornare ad amare,
ad evocare
la melodia più dolce
che avevo smarrito
nel rumore improvviso
del mondo.

di Hermans Joseph Iezzoni .:.


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Amaranthus

Senza radici,
ti chiedi o mi chiedi
tutto di noi o cosa di noi?

La comodità di un vaso stretto,
che non lascia altro da dire,
mentre offendo
il tuo sguardo intenso
mostrando il sacrilegio
del mio amore,
che tinge e stinge di vero
quanto basta
per cauterizzare
gambi di fiori recisi.

Il fatto è che della poesia
non ho capito niente e
tu rendi più dolce la mia vita,
così alla fine resto
senza radici lo stesso,
e recido fiori, recido fiori
per farti omaggio
di qualcosa di vero,
almeno di qualcosa
che sento mio.

Pensi davvero
di avere spazio nel cuore
per ospitare un po’ delle mie assenze?
Per dare un senso
ad ogni punto improprio(1)
che riesco a materializzare
nell’abisso dell’anima,
quando non sai nemmeno
che fartene della poesia
nello scontro quotidiano
col mondo?

Un po’ di colore acceso,
un profumo di quiete
per spegnere il grigio frustante
di questo tetto di ombre
che nasconde il cielo,
che soffoca di paura le parole
mentre provi
a cambiare espressione…
dal dolore alla rabbia
fino all’uscio del pianto.

Fino ad abbracciarmi
e dire che mi ami.

E ci resta di noi
un mondo da incollare,
da separare dagli errori
per ripartire insieme.

Ma tu vuoi sentire
tutto di noi o cosa di noi?

di Hermans Joseph Iezzoni

_______________________

(1) Due rette parallele non si incontrano mai. Tuttavia, è possibile immaginare l’esistenza di un punto così lontano nello spazio, ma così lontano nell’infinito, da poter credere e ammettere che le due rette vi si incontrino. Ecco! Chiameremo quel punto, punto improprio. Una pura formalità, 1994


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sì, credo proprio che domani pioverà…

Ancora non capisco l’arte sottile di sfuggire le parole, schivare i pensieri e chissà, magari riuscirei pure a prendere una goccia di rugiada sulle dita, come un mondo intero. Vorrei solo riempirci l’assenza di quella meraviglia che chiamano melodia del cuore, solo per tamponare il vuoto del rumore del tuo cuore che ho bisogno di sentire accanto al mio respiro.

Ancora, àncora

Ancora non capisco il brusio, dove regna la luce vera, degli spigoli che non si piegano mai, sanno di maree e di giornate irradiate di sole, fino a risplendere al di sotto del buio, che ci cuciamo addosso per nasconderci a noi stessi, così portiamo dentro l’ormeggiare tiranno di una speranza che, se non avessimo issato a bordo, sarebbe annegata in fondo al mare.

Ancora, àncora

Amore ti dedico questo fado senza voce, senza canone e cultura, la cui musica s’ è appropriata del rumore del vento e dei profumi che conduce, rimescola sapori e umore, come se fosse un intero frutteto di profumi, mentre penso a te. Fado sgrammaticato, come il cuore che percuote l’anima nel petto, cuore di oscura ossidiana che pure brama la luce, che pure ti ama

 Ancora, àncora

Amore ti dedico questo fado a tempi dispari, come impura è la materia di cui è fatta la nostra stessa vita, così che, il ritmo inatteso, ti faccia danzare tra le mie ingenue dita mentre ti chiedo scusa perché non riesco ad ingannare il tempo, perché non riesco a dare di più per noi. Fado senza rima, senza ritorno obbligato, perché sì, credo proprio che domani pioverà…

Ancora, àncora

di Hermans Joseph Iezzoni .:.


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Jammer

arriva
come un’onda di disturbo,
un temporale sbagliato
che prende a sedere tra noi,
in mezzo,
fra noi.

colle labbra amare
di altre discussioni
per colpa mia,
per colpa tua,
per colpa di un vuoto
che ci ha ammalato
il cuore…

è stato bellissimo
far l’amore
e la quiete
aveva il tuo odore,
la quiete ha sempre
il tuo odore.

così ti tenevo
stretta
per proteggerti
dal doppio fondo
della notte.

poi un sogno oscuro
ha preso
a fiorire
dentro la mia mente,
nel respiro
della mia privata
agonia.

ho sentito
la tua mente altrove,
ho immaginato
che eri andata via.

ma aperti
gli occhi
dallo spavento,
ti ho visto
abbracciata a me,
ancora con me.
e son tornato
a dormire
accanto
al tuo dormire.

quando il giorno
arrogante
ci ha svegliati
sei andata a lavoro.

ho vagato solo,
solo colla mente assente,
sgrammaticato e assente,
tra le ombre pigre
delle tue piante,
in attesa di te.

sfuggendo
al rumore del mondo
attraverso sfumature di fiori.
in attesa di te.

corteggiando
le ombre pigre
delle tue piante,
senza nulla da dire.

privo
della sovrabbondanza
di parole…

esatto
come un pensiero
finalmente
al netto di tutto,
al nudo delle paure,
senza nulla,
nulla da dire,
in attesa di te.

ma il sole
mi ha bruciato l’anima,
così ho pianto
la tua assenza
come quel bambino
intrappolato
nella casa del vento.

kimi no senaka osu
te o tomenaide
saigo made mitodokete (*1)

arriva
come un’onda di disturbo,
un temporale
che prende a sedere tra noi,
in mezzo,
fra noi.

colle labbra amare
di altre discussioni
per colpa mia,
per colpa tua,
per colpa di un vuoto
che ci ha ammalato
il cuore…

è stato bellissimo
far l’amore
e la quiete
aveva il tuo odore,
la quiete ha sempre
il tuo odore.

così ti tenevo
stretta
per proteggerti
dal doppio fondo
della notte.

e non voglio
sentirti andar via,
e non voglio
sentire la tua mente
altrove,
e non voglio
perderti

I look up at your house
I can almost hear you shout down to me
Where I always used to be (*2)

di Hermans Joseph Iezzoni .:.

(*1) under the moon, Do As Infinity,  Tomiko Van – Dai Nagao – Seiji Kameda)

(*2) Missing, Everything but the Girl,  Tracey Thorn – Ben Watt)


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In sospeso

Trattenuta tra le labbra,
quasi sfiorata eppure violentata
come parola tradita dalla rabbia
d’un “pan di via”
sempre più difficile
da mandare giù.
Così abbiamo stretto un patto,
nessun affondo e nessun rimpianto
per la debolezza dei nostri pugni chiusi.
Cosa abbiamo condiviso
mentre ci divorava il cuore
la nostra metà di odio?
Rinunciavamo a tutto il resto
solo per coltivare fiori di instabilità.
Così, nell’abbraccio dell’abisso,
ci siamo sentiti una cosa sola,
una carne indifferente
alle sfumature del tempo
e pronta a corrompere per crescere,
per alimentare una fame di nulla
in ogni altra cosa.

di H. J. Iezzoni .:.


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Dormiveglia e rumore

Oziando nelle dita della notte,
devo aver preso una brutta sbornia.
Troppo di tutto, troppa disillusione
e malessere, devo aver già… preso.
Così la notte mi ha smarrito
soltanto cambiandosi di abito,
Devo avertelo già detto,
devo avertelo… già detto.
Il dormiveglia mi fa star male,
ha un incedere volgare
come di seta raffinata,
a metà strada tra una donna
che ti annienta il cuore
ed una seducente stanza
con la porta chiusa.

Tra luci nascoste, la città si spoglia
mostrando il meglio di sé.
Ah, la città con la sua santità
nasconde sotto le gonne
più colpe dell’inferno,
e va diretta, affamata e letale
a strapparti l’anima dagli occhi
con quella consecuzione di piaceri.
Devo avertelo detto, questo jazz
contaminato da soffocato rumore
fa male al silenzio di una sola parola.

Eppure mi accorgo
di non aver mollato la presa,
ho solo spento il trasduttore
e l’anima ha cominciato a risuonare
lingua violenta al cervello,
come un pittore che ha sacrificato
la retorica per disegnare
la verità oltre lo sguardo.

Così lo tengo stretto questo rumore,
come un fiore reciso che continua
a pulsare di vita, che non si arrende
ma per favore lasciami stare,
ho sonno di voce ed è per questo
che mi abbandonano le parole
mi vedono distratto,
incomprensibilmente attratto
dalla faccia storta delle cose
quella che ha paura di mostrarsi
ed è per questo che non dice
non dice che non ha pace.

Lascia chiuse queste finestre
il sole mi ruggisce agli occhi e fa male,
ogni dettaglio di questa vita fa male,
finché non ci penso posso continuare,
ad anestetizzare, a continuare
a morire senza troppe domande,
a bordo di questo jazz
contaminato dal rumore.

di Hermans Joseph Iezzoni .:.


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Il cielo da indossare

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Vieni, dammi la mano che ti accompagno. C’è un cielo limpido dentro ai miei pensieri ed un sole che ha battuto il tempo, l’ha preso in lentezza rubandogli le scuse che si portava dietro. No, non aver paura dell’orizzonte, il mare è così blu che potresti quasi indossarlo e sentirti addosso la quiete dei gabbiani. Fieri e aggraziati si muovono lenti a disegnare altre speranze fin lassù. Sai, non l’ho detto mai a nessuno perché le parole mi fanno paura, sono così piccole ma sanno ferire. Non l’ho detto ma è qui che a mio modo ho trovato un rifugio. Qui, sulla pancia di questa piccola barca, in silenzio, ascolto i pesci nuotare e contemplo certi spazi di libertà mentre pensate che non mi accorga, che tutto scorra senza che io lo noti. Qualche volta mi sento un pesce anche io. Qualche volta racconto storie senza parole, mentre voi attraversate la vita tristi e intrappolati dal tempo. Camminate avanti senza guardarvi intorno, io invece osservo, vedo la bellezza che ignorate… ed è come il cielo, così blu da poterla indossare.

di Hermans Joseph Iezzoni .:.

[Foto scattata il 21 agosto 2013]


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Melagrano

Accetta questa mia offerta, arilli rosso sangue di melagrano come le nostre vite amorevolmente legate, mani giunte all’improvviso, intrecciate dal destino che però il tempo e la distanza stanno logorando, soffocando nel dolore reciproco. Accetta questo pianto silenzioso, stilla di sangue e d’amore.

La tua anima ha indossato un arpeggio di tristezza e i tuoi occhi il pianto fino a riempirne la notte intera ed è colpa mia… Ti ho trascinato dai capelli fin dentro, calli dure di terre lontane dove il vento ha condotto, ha smarrito il suo stesso respiro colla metrica della violenza, nella stessa misura in cui odio me ora hai imparato… ad odiarmi.

Accetta questa mia offerta, sono frutti dal sapore intermedio dolci e aspri come certi giorni di alti e bassi, come il muso all’improvviso duro della vita, che picchia fino toglierti anche la forza per la disperazione, soffocando nel dolore reciproco ogni aspirazione. Accetta questa richiesta silenziosa, questa stilla di sangue e d’amore.

di Hermans Joseph Iezzoni .:.


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