un certo profumo d’inverno

And a woman spoke,
saying, Tell us of pain.
And he said: Your pain is the breaking
of the shell that encloses your understanding.
[…]
Yet it was not your loving mindfulness
of my days and my nights
that made food sweet to my mouth
and girdled my sleep with visions?
(Kahlil Gibran,
Prophet, Madman, Wanderer
Penguin Books, 1995,
p. 21 e p. 33,
ISBN 014600048X)

Ed eccomi ancora, attendendo di maturare la pausa, con qualche centesimo residuo di stupidaggini da scrivere sul blog. La scusa è offerta dal ripetersi di uno stesso sogno quello di una donna che mi affida, senza ragione, il suo bambino tra le braccia. Nel sogno passo davanti ad una sconosciuta che non riesce a far cessare il pianto del figlio e, senza motivo, questa mi stende il bambino con una tale irruenza che sono costretto istintivamente ad afferrarlo, per timore che, altrimenti, l’isterica lo lasci cadere. A parte la scena irrazionale, il punto è che nel sogno il bambino smette all’istante di piangere. E’ la seconda volta che la mente elabora questa visione e mi resta una sensazione di inquietudine. Non riesco a trovare un senso e nemmeno a razionalizzare. Il maltempo, poi, che è tornato a bussare, appena entrata l’estate, ha portato con se, come fosse uno scherzo di cattivo gusto, un certo profumo d’inverno senza romanticismo. Così non riesco a trovare parcheggio ai pensieri e questa sensazione è come l’appendice di un fallimento, la stanchezza di un sonno profondo che non si può dormire. Tutto ciò per l’intanto mi schiaccia.

.:.


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22 giugno 2009


fotografia

Qualcosa di me:

"Leggo troppo, scrivo poco e mi rimproverano di scrivere tanto. Adoro i libri ingialliti dal tempo, dimenticati ma con dentro la passione per tenerti sveglio nel cuore della notte. Sto dalla parte delle ferite di carta perché un libro vissuto è quello letto, magari in un momento difficile della vita, tanto da portarne i segni come fosse amore. Adoro anche la musica perché a volte annulla la relatività d’ogni pensiero imprigionato..."


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