11 giorni rimasti di modernità…

Modernità, una bestemmia ai margini dell’egoismo prolungato dell’uomo verso l’uomo. Civiltà di macchina che al posto del sangue usa olio di motore e carburante, qui il sole elettrico ci ha ammalato gli occhi e tu non sei altro che un’immagine nella root della mia mente. Ogni dio ha fallito, questo universo è stato generato dal fuoco per il fuoco e noi? Noi? Esistiamo ancora? Ridotti ad elementi della determinata combustione del pianeta ormai governato solo dalle macchine, non siamo niente, corpi ibridi senza memoria che osservano una parete attraversata da innumerevoli cavi e la chiamano cielo. Ma sta arrivando il silenzio che ci porterà sotto la coperta della madre morte. Sta giungendo, attraverso te, la fine di questo ciclo senza speranza. Vieni. Vieni e ferma il battito di questo cuore di metallo a cui ci hanno schiavizzato i figli della nostra modernità. Cancella il codice che ci tiene in vita.
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31 ottobre 2010


fotografia

Qualcosa di me:

"Leggo troppo, scrivo poco e mi rimproverano di scrivere tanto. Adoro i libri ingialliti dal tempo, dimenticati ma con dentro la passione per tenerti sveglio nel cuore della notte. Sto dalla parte delle ferite di carta perché un libro vissuto è quello letto, magari in un momento difficile della vita, tanto da portarne i segni come fosse amore. Adoro anche la musica perché a volte annulla la relatività d’ogni pensiero imprigionato..."


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sotto un cielo tenue

Dove non possiamo chiedere non ci ascoltano le risposte. Sebbene della vita sia tutto così breve, a volte ho la sensazione che il cielo sia tenue come i tuoi occhi o che la corolla d'un fiore riesca ad ingoiare il dolore del sole. Prova ad immaginare il mondo come lo vedo, quell'eterno smarrimento ...

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l'importante

No, non è quello l’importante. No, è sempre la stessa notte quella che ci ha attraversato col volto di tutte le donne amate o che s’è spogliata carnale delle onde convulse perché le annodavano stretto il cuore. La notte ha vinto ed ha inghiottito il versante d’un altro peccato troppo umano...

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eppure sei qui

Sbattere d’ali, sottili, tormentate dal vento che viene a mancare eppure lucide e crudeli. Dentro la mente è solo uno sbattere d’ali, mentre tu sei il corpo delle mie parole, il sapore della notte insonne a pensare di averti tra le dita per farti naufragare. Ma non sei qui... eppure sei qui. ....

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domande stupide

Confusione, tra baci e parole, come tamburellare la pelle per tirar fuori anche l’ultima nota di piacere, ma l’orchestra non ha finito c’è ancora in mente un esploso di dettagli. Che domande stupide, anelli di perturbazioni tra il sapere e il non voler ricordare, le labbra strette come una fe...

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un velo d'ipocrisia

E parli di cose che hanno un velo d’ipocrisia, ma non c’è niente che un respiro a separare il fondo di questo odio tra noi. Le ferite, le suture, il buio dentro la mente che trascina ogni aspetto del cuore. Le storie di ieri, le strade lasciate aperte, il cavo a rubare la corrente per accendere...

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aggiungi un frammento di notte dentro al giorno

C’è un giorno che va dove vuole. Sta conficcato dentro l’arteria di un altro giorno ma fa così male che non bastano le premure e sono fastidiose anche le cure. Quel giorno però “non esiste” poiché al mondo non ci sei solo tu con le tue corbellerie. Gli altri pregano per avere risposte e ...

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fiaba greve

Nera notte e treno di pensieri altrettanto oscuri, fuori dal finestrino paesaggi incandescenti sotto la furia del temporale. Ma quello che vedi non c'è, quello che vedi è qui perché se ti incammini, quando c'è vento contrario, sul filo della contraddizione potrai trovare la stessa morte ad atten...

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macchie scure

Ma tu che mi leggi a fare? Dentro questo labirinto di scrittura non puoi trovare altro che frammenti di direzioni. Prova ad alzare il volume dei pensieri. Senti il rumore di queste parole? C'è solo dell’interferenza, è il tuo cuore a contatto con la materia grezza di cui è fatto un mondo così...

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male

E la madre, urlando al cielo, mostrava tra le mani il male appena partorito. La creatura piangeva, senza difese, ancora avvolta d’una nera placenta. Così piccola eppure s'intravvedeva sulla scapola una voglia bluastra. – Questo è mio figlio!! – urlava la donna – Mi sentite? Questo è mio...

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senza nemmeno far caso a dove

Il biglietto tra le dita, il ritorno del freddo, il traffico rallentato e lo sguardo un po’ triste come quella sensazione di non voler proprio andare via. Le cose da fare, la mente comunque occupata, la musica nelle orecchie che va, il quadrante argento vintage che segna soltanto l’una, il diari...

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2 pensieri su "11 giorni rimasti di modernità…"

  1. francesca :

    questo è il nuovo volto del tuo blog! bello e interessanti i tuoi post…ho letto un po’ qua e là. complimenti per tutto!

  2. hermansji :

    Ciao Francesca e grazie!
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